martedì 18 luglio 2017

L'esplorazione di Giove ed i suoi satelliti


JUICE - Jupiter ICy moons Explorer  è una missione del programma ESA Cosmic Vision 2015-2025 programmata  per il lancio nel 2022 e l'arrivo a Giove nel 2030.



    Credit: spacecraft: ESA/ATG medialab; Jupiter: NASA/ESA/J. Nichols (University of Leicester); Ganymede:           NASA/JPL; Io: NASA/JPL/University of Arizona; Callisto and Europa: NASA/JPL/DLR

Sono già in corso i preparativi che permetteranno tra cinque anni il lancio della sonda Jupiter Icy Moons Explorer, un veicolo spaziale che  sarà così in grado di raggiungere Giove, il pianeta gigante fatto di gas,  e le sue lune ghiacciate.
I pannelli solari sono di 97 mq, i più grandi in una missione interplanetaria. ma necessari per generare potenza sufficiente - circa 850 W - per gli strumenti della nave spaziale.La navicella è dotata di un laboratorio di strumenti che indagherà l'atmosfera turbolenta di Giove e la sua  grande magnetosfera, oltre a studiare le lune Ganymede, Europa e Callisto che si suppone possano avere oceani di acqua liquida sotto le loro crosta gelida  tanto da ipotizzare la possibile  realizzazione di ambienti abitabili.

Le telecamere della sonda saranno in   grado di vedere in dettaglio le caratteristiche delle lune, oltre a individuare i ghiacci e i minerali sulle loro superfici. Altri strumenti permetteranno di indagare il sottosuolo ed il loro  interno  per comprendere meglio la posizione e la natura dei loro oceani sepolti. Sarà inoltre esplorata l'atmosfera tenue intorno alle lune.
La navicella  sarà dotata inoltre  di un albero magnetometrico da 10 m , di  un'antenna radar da 16 m  e antenne per misurare i campi elettrici e magnetici .
Ganymede è l'unica luna del sistema solare  capace di generare un proprio campo magnetico interno  del quale sarà  studiato il suo comportamento ed esplorata  la sua interazione con la magnetosfera di Giove.E' previsto  il lancio nel 2022 cui seguirà un viaggio di sette anni per raggiungere il sistema joviano.


giovedì 8 giugno 2017

I TAPPETI DI SEGATURA A CAMAIORE (LU)

                                               tappeto di segatura realizzato nella precedente edizione

Sabato 17 e domenica 18 giugno in centro a Camaiore si rinnova la tradizione secolare della realizzazione di grandi tappeti di segatura colorata che  accompagneranno la processione del Corpus Domini. I fedeli ed i turisti avranno nel centro storico  un colpo d'occhio eccezionale per qualche ora, dopo gli artistici tappeti  saranno distrutti dal calpestio della processione religiosa

Come ogni anno il tema generale viene scelto dalla Parrocchia di Santa Maria Assunta in Camaiore e assegnato ai gruppi che compongono l'Associazione Tappeti di Segatura. Per l'edizione 2017 la scelta è ricaduta sul centenario delle apparizioni della Madonna di Fatima

Ogni gruppo di tappetari svilupperà un determinato argomento, seguendo la traccia generale del tema fornita dalla Parrocchia. Queste le declinazioni di ogni singolo gruppo: PORTA NUOVA “Il cuore spezzato di Maria”, C.RE.A CIMBILIUM “La carità divina”, GREENAWAY PRODUCTIONS “Soffrire per convertire (Ferito)”, SUNSET “Il nome di Maria”, FUORI PORTA LOMBRICESE “Consolazione dei malati”, LA TORRE “La fine dei 100 anni del regno di Satana, l'avvento del regno di Dio”, SESTO LUCCHESE “Fatima”. E ancora AMICI TRADIZIONI POPOLARI “Penitenza”, LA BADIA “Fatima: tutta la mia infanzia è sulle tue ginocchia”, PALINSESTO “Regina del mondo”, RAGAZZE DEL PALINSESTO “Maria e le nozze di Cana”, SCOUT AGESCI CAM.1 “Perché hai chiamato anche noi?”, GRUPPO ARCHEOLOGICO “Assunta in cielo e quaggiù sulla terra”, AMICI DELLA PISTELLI “Regina della pace”, COMPRENSIVO 1 SCUOLE PISTELLI “Un mondo in guerra, i segreti di Fatima”, ORATORIO SAN LAZZARO “Non abbiate paura, non vi farò alcun male”, TEPEE ONLUS “L'urgenza di Maria: consacrare la Russia”. Infine ci saranno gli INFIORATORI VERSILIESI E SCUOLE PISTELLI con “Madonna di Fatima”, la FATTORIA MILLEFIORI con “Venne quell'uomo vestito di bianco”, i CORSI MINITAPPETARI con “Il mistero di Fatima” e i GIOVANISSIMI SESTO LUCCHESE con “La preghiera cambia la storia”.

COME NASCONO I TAPPETI DI SEGATURA

La preparazione di questi “quadri” inizia mesi prima dell'evento: dopo la scelta del soggetto si procede alla preparazione dei pannelli di compensato traforati che serviranno da stampi per la realizzazione delle immagini. Infine, un materiale povero come la segatura, viene unito ai colori all'anilina, disciolti in acqua, per riprodurre un'ampia gamma di sfumature cromatiche e di tonalità.
Camaiore celebra il Corpus Domini con una processione fin dalla fine del ‘400, come attesta un documento conservato nell'Archivio Storico del Comune che risale al XV secolo. La tradizione dei tappeti inizia ad affermarsi nel corso dell'Ottocento: sembra che questa usanza sia nata con i servitori spagnoli al servizio dei Borbone che avevano l'abitudine di realizzare tappeti di fiori per accogliere i loro signori che venivano a soggiornare nelle ville della Versilia.
A partire dagli anni Trenta del Novecento fa la sua comparsa la “pula”, la segatura colorata, che sostituisce progressivamente i fiori, fino a diventare il materiale unico con cui realizzare i tappeti. Contemporaneamente la tecnica viene perfezionata: i tappeti, lunghi fino a 50 metri, riproducono immagini sempre più complesse, con ricerca del chiaroscuro e della plasticità.
La tradizione si ripete ogni sabato precedente il Corpus Domini: i gruppi di artigiani iniziano la creazione di queste opere d´arte a cielo aperto, realizzate in una sola notte, durante la quale i “tappetari” rimangono svegli e si destreggiano tra sagome di compensato intagliato, segatura e colori in una vera e propria notte bianca. All'alba della domenica i tappeti sono pronti per essere ammirati, ma solo per poche ore, prima che vengano distrutti dalla processione dei fedeli.

venerdì 28 aprile 2017

Parliamo delle curiosità dell'Argentario

La sfinge, il petrolio ed il gassogeno 

La sfinge dell'Argentario detta di Cosa è un'opera pre-etrusca scoperta nel 1955 presso Punta Ciana da Costantino Cattoi  ex colonnello della Regia Aeronautica, collaboratore di Gabriele D'Annunzio e  amico di Italo Balbo. Cattoi (1894-1975) , perito geotecnico, si dedicò dopo il congedo allo studio dell’archeologia e delle sculture rupestri. Le sue ricerche all'Argentario eseguite con l'aiuto della moglie rabdomante  Maria Domenica Mataloni (1906-1977) portarono alla luce un'enorme roccia alta una decina di metri con i lineamenti del volto distintamente abbozzati e il classico copricapo egizio, ritenuta legata alla figura del dio Thot.Il ricercatore  entrò in contatto con alcuni esperti di fama internazionale come l'antropologo statunitense George Hunt Williamson, l'esoterico peruviano Daniel Ruzo e il francese Denis Saurat, che pur lavorando in modo autonomo, giunsero alle medesime conclusioni, collegando le sculture rupestri italiane, alle simili scoperte a Marcahuasi in Perù, rafforzando la loro convinzione sull'esistenza di un legame tra il promontorio dell'Argentario, quale parte superstite della favolosa Atlantide, e il lontano Perù.


                                                                   Mura di Cosa


La rabdomante Lucia Rosi, cugina di Maria Domenica Mataloni, nel 1933 scoprì  otto ramificazioni petrolifere nella Valle del Campone  sul monte Argentario tanto che il Ministero delle Corporazioni inviò sul posto alcuni geologi del Distretto Minerario di Firenze per accertamenti  ed  il 20 giugno 1933 il Ministero delle Corporazioni autorizzò Vittorio Denci (1900-1974) ad iniziare il lavoro in qualità di rappresentante della famiglia Rosi.



                                                                   Auto a gassogeno


Ma questi ipotizzati pozzi petroliferi non vennero mai trovati comunque pochi anni dopo, come si evince da un articolo di cronaca comparso sul Corriere della Sera del 24 maggio 1942,   nelle acque dell’Argentario  avvenne  uno straordinario test  per accertare le qualità di un nuovo tipo di combustibile: il gassogeno a lignite.  Già anni prima ,nell'ottica dell'autarchia dei carburanti in Italia ,fu emanata nel 1938 una legge che imponeva l'impianto a gassogeno su tutti gli autoservizi pubblici, comunali e non. estendendo tali applicazioni anche nel campo della motonautica, per favorire lo sviluppo della pesca. A tal proposito venne organizzato nel 1942  in Argentario l' esperimento sopra menzionato  . Il test ebbe luogo a Porto Santo Stefano con la supervisione di Pericle Ferretti, scienziato di fama internazionale, nonché direttore dell'Istituto nazionale del motore e si concluse con esito positivo. I motopescherecci italiani avrebbero potuto così utilizzare il nuovo combustibile con una spesa di poche decine di migliaia di lire.

giovedì 13 aprile 2017

Il futuro che ci attende


 Rappresentazione artistica della missione BepiColombo a MercurioLa missione comprende l'ESA Mercury Planetary Orbiter (primo piano) e la JAXA Mercury Magnetospheric Orbiter (sullo sfondo).
L'immagine di Mercurio è stata scattata dal Messenger della NASA.
Credits: Spacecraft: ESA / Medialab ATG; Mercury: NASA / Johns Hopkins University Applied Physics Laboratory / Carnegie Institution di Washington




Fonte :ESA

BepiColombo è una missione dell'Agenzia Spaziale Europea (ESA) in collaborazione con la Agenzia Spaziale Giapponese (JAXA) e rappresenta le fondamenta del programma di esplorazione di Mercurio dell'ESA. La missione è attualmente nella fase di costruzione e test ed il lancio della missione è previsto per ottobre 2018.

martedì 4 aprile 2017

Bloccare l’infiammazione per ridurre le disabilità cognitive



Per la prima volta uno studio pubblicato sulla prestigiosa rivista eLife dimostra la relazione diretta tra le disabilità cognitive che caratterizzano i disturbi dello sviluppo del cervello infantile e l’infiammazione che colpisce le sinapsi, cioè le strutture cerebrali di smistamento di informazioni e segnali a tutto il corpo. Questa importante scoperta potrebbe aprire la strada al trattamento con antinfiammatori

E’ nota da diversi anni la relazione tra i difetti genetici nella produzione di proteine che operano a livello delle sinapsi nel cervello e i disturbi del neurosviluppo caratterizzati da deficit cognitivi. Tuttavia, una percentuale di tali patologie non ha chiare cause genetiche.

Uno studio realizzato da Humanitas e Istituto di neuroscienze del Consiglio nazionale delle ricerche (In-Cnr), in collaborazione con l’Universidad Miguel Hernández lnstituto de Neurociencias, per la prima volta identifica la relazione tra alti livelli di infiammazione e aumentata espressione della proteina MeCP2. Una proteina coinvolta in disturbi dello sviluppo neurologico infantile caratterizzati da gravi disabilità fisiche e mentali in patologie come la sindrome di Rett e la sindrome da duplicazione di MeCP2.
Spiega Michela Matteoli, direttore dell’In-Cnr e del Neuro Center di Humanitas e docente di Farmacologia di Humanitas University:“Abbiamo dimostrato che un’eccessiva infiammazione aumenta i livelli di MeCP2, una proteina coinvolta in malattie del neurosviluppo. Bloccando una delle molecole chiave dell’infiammazione attraverso un farmaco antagonista del recettore dell’interleuchina-1 beta, un antinfiammatorio già usato nella pratica clinica, siamo riusciti a correggere i livelli di MeCP2 così come molti dei difetti delle sinapsi che caratterizzano le patologie del neurosviluppo, normalizzando i difetti di apprendimento”. Si tratta di una scoperta effettuata in Laboratorio per cui, al momento, non ci sono ancora evidenze cliniche.

Per comprendere meglio l’origine delle disabilità cognitive, anche in assenza di una chiara causa genetica, i ricercatori si sono focalizzati sull’infiammazione come uno dei principali fattori già noti per la capacità di modificare il rischio e la gravità dei disturbi dello sviluppo. In particolare, hanno voluto definire se e in che modo l’infiammazione colpisse le sinapsi generando condizioni di “sinaptopatie”, ossia malattie delle sinapsi, termine con cui vengono attualmente chiamate le malattie del neurosviluppo. “Lo sviluppo di sinaptopatie”, prosegue Matteoli, che ha coordinato lo studio pubblicato sulla prestigiosa rivista eLife,“è alla base dell’alterata attività di controllo delle sinapsi su tutte le abilità, incluse quelle cognitive come l’apprendimento, l’attenzione, la percezione, la capacità di prendere decisioni. È quindi fondamentale identificare fattori, genetici e non, che possano pregiudicarne la funzione”.

Questa importante scoperta”, conclude Alberto Mantovani, direttore scientifico Humanitas e docente di Humanitas University, fra gli autori dello studio,'' potrebbe permettere di ridurre le disabilità cognitive e migliorare la qualità di vita nei piccoli pazienti affetti da malattie autoinfiammatorie caratterizzate da deficit cognitivi”.

Fonte : Comunicato stampa 25/2017 del Cnr

domenica 2 aprile 2017

Occhiali EyeSpeak



  • La piccola telecamera sul lato esterno degli occhiali EyeSpeak rileva il movimento degli occhi attraverso una tastiera virtuale visualizzata sul lato interno delle sue lenti. Parole e frasi enunciati da chi l'indossa vengono tradotti dal software incorporato e pronunciate da oratori in un braccio.

L'ESA ha studiato  la possibilità di creare per gli astronauti degli occhiali speciali portando LusoSpace a produrre il suo primo paio di occhiali di realtà aumentata nel 2008. Dopo il progetto si è esteso allo studio di occhiali speciali per disabili  realizzati da LusoVu .
  Gli occhiali possono anche permettere all'utente di navigare in Internet, guardare video ed e-mail l'utente vede ciò che viene proiettato all'interno dell'obiettivo. Tuttavia, come l'informazione digitale viene sovrapposta sulla lente, gli utenti possono comunque vedere che cosa sta succedendo intorno a loro.
Aiuto per persone con mobilità estreme e con limitazioni di comunicazione

collaudo del prototipo



Fonte e foto ESA
sviluppi tecnologici iniziali sono state seguite da una campagna Kickstarter nel 2014, che ha portato a 45 unità prototipo EyeSpeak nel 2015. L'attuale EyeSpeak 1, che è andato in vendita a marzo 2016, si basa su un paio di occhiali Epson BT-200 AR con un add unità -su di un microfono, altoparlanti e una piccola telecamera controllati da un'unità a microprocessore. Esso viene fornito sia con una voce sintetizzata standard o la voce del proprietario sulla base di registrazioni effettuate in precedenza.

venerdì 13 gennaio 2017

Nelle rocce marziane possibili tracce di microbi

In uno studio dell’Isafom-Cnr pubblicato su International Journal of Astrobiology vengono evidenziate affinità strutturali tra le microbialiti terrestri – rocce di origine batterica - e i sedimenti marziani non solo sul piano microscopico, ma anche macroscopico e mesoscopico

Nicola Cantasano e Vincenzo Rizzo dell’Istituto per i sistemi agricoli e forestali del Mediterraneo del Consiglio nazionale delle ricerche di Cosenza (Isafom-Cnr) hanno condotto uno studio sistematico delle fotografie delle rocce marziane scattate dai rover Opportunity, Spirit e Curiosity, rilevando analogie non solo con le strutture delle microbialiti terrestri (rocce costruite dai batteri) alle diverse scale dimensionali (microscopiche, ma soprattutto meso e macroscopiche, aventi carattere discriminante), ma anche nelle tracce attribuibili alla produzione batterica di gas e di gelatine adesive altamente plastiche. Lo studio è pubblicato su International Journal of Astrobiology.





Attestato già nel 2009 che le lamine sub-millimetriche dei sedimenti marziani e le cosiddette Blueberry (sferule ematitiche di dimensioni millimetriche) non erano omogee, ma costituite da aggregazioni strutturali di grumi e microsferule più piccole (da 1/10 a 3/10 di millimetro), i primi studi si erano concentrati sulla morfologia delle singole microstrutture, individuando altre interessanti aggregazioni, quali polisferule, filamenti e filamenti intrecciati di microsferule”, spiega Cantasano. “L’attenzione si è poi spostata sulla dislocazione di tali microstrutture sul piano di osservazione: la tessitura delle immagini è infatti una sorta di marker genetico che dipende dall’ambiente di sedimentazione e dalla attività batterica. Tale analisi, eseguita su un gruppo di circa 40 coppie di immagini sia dei rover che di microbialiti museali, ha evidenziato l’esistenza di interessanti trame a filamenti intrecciati, con forti parallelismi morfologici alla stessa scala”.
Tali parallelismi microtessiturali sono stati oggetto in questi anni di altri studi: “L’Università di Siena ha avviato un’analisi matematica frattale multiparametrica delle coppie di immagini, i cui risultati confermarono che esse sono identiche. Un ulteriore studio morfologico del Laboratorio de Investigaciones Microbiológicas de Lagunas Andinas-LIMLA su campioni di microbialiti viventi provenienti dal deserto di Atacama (Cile) ha permesso di evidenziare grazie alla pigmentazione organica che tali microstrutture e microtessiture esistono e sono un prodotto dell’attività batterica”, prosegue Rizzo. “Tuttavia, poiché le strutture a scala meso e macroscopica sono considerate discriminanti per il riconoscimento di tali rocce, nello studio attuale l’analisi microscopica è stata integrata da osservazioni sistematiche a scala maggiore. La quantità, la varietà e la specificità dei dati raccolti accreditano per la prima volta, in modo consistente, che le analogie non possono essere considerate semplici coincidenze”.

COMUNICATO STAMPA 3\2017 del CNR

Allenare il corpo e la mente contrasta la demenza senile

Uno studio, condotto dall’Istituto di neuroscienze e dall’Istituto di fisiologia clinica del Cnr, dimostra che è possibile contrastare il decadimento cognitivo dell’anziano e l’Alzheimer con attività ludiche, logiche, motorie e sociali. L’esperimento è stato condotto in una struttura attrezzata nell’Area Cnr di Pisa. La ricerca è pubblicata su Scientific Reports






L’Italia è uno dei Paesi europei col maggior numero di anziani e oltre un milione di questi presenta un forte deficit cognitivo o forme di demenza senile grave, come la malattia di Alzheimer. Per quest’ultima patologia, non esistendo terapie efficaci, è importante attuare interventi di rallentamento del deterioramento cognitivo partendo dagli stadi iniziali della malattia. Del problema, destinato ad aumentare a seguito del progressivo incremento della popolazione in età avanzata, si sono occupati i ricercatori dell’Istituto di neuroscienze (In-Cnr) e dell’Istituto di fisiologia clinica (Ifc-Cnr) del Consiglio nazionale delle ricerche di Pisa verificando un chiaro miglioramento dello stato cognitivo e della funzionalità cerebrale nei soggetti anziani con diagnosi di danno cognitivo lieve sottoposti a un programma di allenamento cognitivo e motorio. I risultati sono pubblicati da Scientific Reports (gruppo Nature).

Quando impegniamo il cervello in attività cognitivamente complesse e in un contesto sociale e giocoso, i circuiti neurali vengono stimolati e rimodellati mediante la produzione di fattori neurotrofici che favoriscono la plasticità cerebrale”, spiega Lamberto Maffei, vice presidente dell’Accademia dei Lincei, e coordinatore della ricerca. “Anche nella terza età non è mai troppo tardi: i neuroni rispondono agli stimoli con effetti sorprendenti per il benessere cerebrale, consentendo di attuare una vera strategia anti-invecchiamento”.
Questo concetto è stato applicato, nello studio Train the Brain, attraverso uno specifico programma di allenamento, su anziani con diagnosi di danno cognitivo lieve (Mild Cognitive Impairment-Mci), a rischio di evolvere verso forme gravi di demenza. “Gli anziani selezionati sono stati accolti, per sette mesi e per tre mattine a settimana, nell’Area della ricerca del Cnr di Pisa in una struttura appositamente creata e attrezzata con una palestra, in un contesto ricreativo e rilassante, con ampio spazio per le attività di gruppo e la musicoterapia e con ambienti dedicati alla stimolazione cognitiva basata, per esempio, su compiti di memorizzazione di volti e parole, esercizi di logica, giochi di attenzione”, spiegano i ricercatori Alessandro Sale e Nicoletta Berardi dell’In-Cnr. “I soggetti, accompagnati dai loro familiari, hanno fin da subito mostrato di gradire molto la partecipazione alle attività proposte e i risultati sono stati sorprendenti: gli stimoli ambientali hanno arrestato il decadimento cognitivo nei partecipanti, con effetti riscontrabili anche a livello dei parametri di funzionalità cerebrale valutati con le più moderne tecniche di imaging. Questi risultati possono avere importanti applicazioni in campo clinico per la malattia di Alzheimer e per altre forme di demenza senile: l’arricchimento ambientale costituisce una via molto promettente per stimolare la plasticità in maniera fisiologica e non invasiva, in una fascia di popolazione che spesso vive invece in condizioni inadeguate e povere di stimoli”.

Lo studio Train the Brain è stato svolto in collaborazione con l’Università di Pisa e l’Ircss Stella Maris ed è stato finanziato dalla Fondazione Pisa.

 COMUNICATO STAMPA 2/2017 del CNR

sabato 10 dicembre 2016

Sapete quale è il più grande satellite scientifico realizzato dall’ESA ?







E’ l’ XMM-NEWTON con una massa di 3,8 tonnellate  ed una  lunghezza totale è di 10 metri  e largo con i suoi pannelli solari  fino a 16 metri. E’ stato lanciato in orbita il 10 dicembre 1999 con un vettore  Ariane-5 missione dal della base di lancio  di Kourou nella Guyana Francese...


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venerdì 9 dicembre 2016

14000 anni fa i gas serra sono aumentati ma l'uomo non poteva esserne responsabile





Uno studio del Cnr,  del quale un comunicato stampa dello stesso ente scientifico viene di seguito integralmente riportato, pone un importante quesito : la responsabilità dell’aumento dei gas serra  che sono all’origine del grande aumento della temperatura media dell’atmosfera terrestre in questi ultimi decenni  dipende principalmente dalle attività umane oppure no ?

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martedì 15 novembre 2016

Domani parte un lanciatore Soyuz per il cambio degli astronauti della Stazione Spaziale



L'immagine ESA ci fa vedere il razzo Soyuz pronto a lanciare  giovedì 17 novembre gli astronauti  Thomas Pesquet( Esa, Peggy Whitson (Nasa) e Oleg Novitsky (Roscosmos) verso la Stazione Spaziale

Alle 20:20 GMT dopo una ascesa in ascensore di 50 mt, gli astronauti prenderanno posto nella  sommità del lanciatore Soyuz, quindi si accenderanno  i motori per spingere il razzo a 1640 km in meno di 10 minuti, in media un aumento di 50km/h  ogni secondo per nove minuti.

Il lanciatore Soyuz offre 26 milioni di cavalli di potenza per raggiungere una velocità orbitale di 28 800 chilometri all'ora, ma il suo viaggio inizia su un treno: il razzo è portato alla piattaforma di lancio in treno per essere spostato in posizione verticale e circondato dalla sua struttura di supporto.

L'arrivo alla piattaforma spaziale in orbita intorno alla Terra è previsto per le ore 22:00 GMT del 19 novembre.


lunedì 14 novembre 2016

Importante ricerca per capire il clima di oggi studiando quello del passato

Antartide, alla ricerca del ghiaccio più antico del pianeta


Glaciologi e climatologi di dieci paesi europei cercano in Antartide il ghiaccio più antico sulla Terra. L’obiettivo è trovare il punto della calotta antartica dal quale estrarre la carota di ghiaccio che permetta di andare più indietro nella storia del pianeta. Tale archivio temporale permetterà di decifrare i processi del sistema climatico del passato, per migliorare le proiezioni su quelli futuri. La Commissione Europea finanzia il progetto 'Beyond Epica – Oldest Ice' (BE-OI) con 2,2 milioni di euro. Coordina l’istituto tedesco Alfred Wegener, Helmholtz Centre for Polar and Marine Research (Awi).




L’Italia partecipa nell’ambito del Programma nazionale di ricerca in Antartide (Pnra) finanziato dal Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca (Miur), è presente nel consorzio con l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile (Enea) e l’Università di Bologna. Sono coinvolti scienziati di università italiane (Ca’ Foscari Venezia, Firenze e Milano-Bicocca), dell’Istituto per la dinamica dei processi ambientali del Consiglio nazionale delle ricerche (Idpa-Cnr) e dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv).
Trovare ghiaccio di un milione e mezzo di anni fa. È questo l’obiettivo di 'Beyond Epica – Oldest Ice' (BE-OI). Per dare l’idea, si pensi che il campione di ghiaccio più antico oggi disponibile risale a 800mila anni fa. Tali carote di ghiaccio contengono particelle di aria che risalgono al momento della loro formazione. Analizzate in laboratorio, rivelano la composizione dell’atmosfera del passato.
Quello che ancora non siamo riusciti a comprendere è perché cambiò il ciclo dei periodi glaciali e interglaciali tra 900mila e 1,2 milioni di anni fa”, spiega Carlo Barbante, professore all’Università Ca’ Foscari Venezia e direttore dell’Idpa-Cnr.
Prima della cosiddetta transizione di metà Pleistocene, i periodi glaciali e interglaciali si alternavano all’incirca ogni 40mila anni. Da allora invece ogni periodo è durato circa 100mila anni. Questa conoscenza deriva per esempio dall’analisi di campioni di sedimenti, i quali però sono privi di informazioni sui gas presenti nell’atmosfera.



Non possiamo indagare il ruolo dei gas ad effetto serra, perché non abbiamo campioni adeguati per farlo, in quanto gli unici archivi geologici che contengono la composizione chimica dell’atmosfera sono le carote di ghiaccio”, afferma Barbara Stenni, professoressa all’Università Ca’ Foscari Venezia.
Il progetto BE-OI nasce proprio per colmare questa lacuna, con analisi geofisiche, tecnologie di perforazione rapida e datazione del ghiaccio sul campo. Inoltre, le tecnologie di perforazione saranno ulteriormente sviluppate e testate. Il primo lavoro sul campo partirà a breve: in Antartide il glaciologo Massimo Frezzotti (Enea) e i geofisici Stefano Urbini (Ingv) e Luca Vittuari (Università di Bologna), assieme ai colleghi degli altri istituti coinvolti nel progetto, analizzeranno lo spessore dei ghiacci, le loro caratteristiche fisiche e la topografia del basamento roccioso in due differenti siti sia da aereo sia a terra. Lo spessore della calotta glaciale è solo un primo indicatore della presenza di ghiaccio del passato, perché a determinare quanto sono antichi gli strati di ghiaccio sono l’accumulo di neve e i flussi dei ghiacci dal cuore dell’Antartide verso la costa.




Durante studi precedenti abbiamo individuato aree chiave in cui ci aspettiamo di trovare i più antichi archivi di ghiaccio della Terra - spiega il professor Olaf Eisen (Alfred Wegener Institute), coordinatore del progetto – Ora dobbiamo verificarlo ed è importante per noi apprendere più possibile riguardo i processi di deposizione e della dinamica del ghiaccio”.
Oltre a questi interrogativi scientifici, 'Beyond Epica – Oldest Ice' ha l’obiettivo di mettere assieme l’esperienza tecnologica e scientifica necessaria per affrontare questo piano di perforazione profonda, per definire la pianificazione scientifica, la gestione del budget e i finanziamenti. Per generare il massimo avanzamento scientifico, sono coinvolte le più ampie comunità scientifiche europee dedicate alla paleoclimatologia e allo studio dei modelli climatici.

Fonte : c.s. 99/2016 del Cnr




sabato 29 ottobre 2016

Gli esami non finiscono mai ....

                                foto ESA

Gli astronauti dell'ESA Thomas Pesquet, l'astronauta della NASA Peggy Whitson ed il  comandante russo  Oleg Novitsky questa settimana  hanno superato gli esami finali sul simulatore di volo della navicella Soyuz che li porterà verso la Stazione Spaziale Internazionale nel mese di novembre.


                                foto ESA

sabato 22 ottobre 2016

Che botta ! Schiapparelli è arrivato su Marte.

 Mars Reconnaissance Orbiter della Nasa ha identificato nuovi segni sulla superficie del pianeta rosso, che si ritiene essere correlate al violento ''marterraggio'' del modulo ExoMars Schiaparelli dell'ESA caduto , sembra, da un'altezza di circa 2- 4 chilometri, ad una velocità superiore a 300 km / h.  E 'anche possibile che il lander  sia esploso al momento dell'impatto a causa dei suoi serbatoi di propellente  probabilmente ancora pieni.


                                             foto Nasa


Osservando le foto  inviate si vedono le posizione del segno scuro di circa 15x40 metri di dimensione , mentre più sotto a circa 1 km a nord si vede una macchia bianco brillante  che dovrebbe essere il paracadute.

lunedì 17 ottobre 2016

Tra meno di 48 ore il modulo Schiapparelli arriva su Marte

Il filmato ripreso da youtube è una simulazione ultra realistica realizzata al calcolatore dell'arrivo della sonda ( incrociando le dita).



Quanti siamo ?