giovedì 26 novembre 2015

Trovata una nuova sostanza in grado di bloccare i tumori



La p53, anche conosciuta come proteina tumorale 53 (gene TP53) è particolarmente importante negli organismi pluricellulari per sopprimere i tumori nascenti. La p53 è stata descritta come "il guardiano del genoma" attivandosi per la prevenzione delle mutazioni. Il suo carattere di gene soppressore tumorale è stato infine rivelato nel 1989 da Bert Vogelstein della Johns Hopkins School of Medicine e nel 1993 è stata eletta molecola dell’anno dalla rivista Science. Nelle cellule normali p53 è solitamente inattiva mentre si attiva prontamente in seguito a pericolose mutazioni geniche. E' stato verificato però che Il gene oncosoppressore p53 (TP53) è presente in forma mutata in circa il 95% dei tumori umani di varia origine per cui, per esempio, viene impedita l'apoptosi ( morte cellulare programmata) di cellule danneggiate che continueranno a dividersi illimitatamente trasformandosi in un cancro.

L’Ibcn-Cnr ha recentemente identificato una sostanza (un peptide) in grado di indurre la morte delle cellule tumorali, riattivando l’oncosoppressore p53 ed Il lavoro è stato pubblicato su Cancer Research. Un gruppo di ricercatrici dell’Istituto di biologia cellulare e neurobiologia del Consiglio nazionale delle ricerche (Ibcn-Cnr) hanno identificato così un nuovo possibile approccio terapeutico per la cura del cancro, attraverso la riattivazione della proteina p53.

Grazie a tecniche di biologia molecolare e cellulare è stata individuata una sostanza (un peptide) in grado di riattivare il soppressore tumorale p53, portando alla morte le cellule cancerose. In sintesi, questo peptide riesce ad annullare la collaborazione tra gli inibitori MDM4 e MDM2 che disattivano p53 rendendolo inefficace'', spiega Fabiola Moretti dell’Ibcn-Cnr che guida il gruppo di ricerca.

La sperimentazione indica inoltre che tale peptide è inattivo sulle cellule normali analizzate, facendo ipotizzare che questa nuova strategia possa essere ben tollerata dai tessuti sani. “Studi ulteriori saranno necessari per rendere tale peptide un vero farmaco”, precisa Moretti. “Rispetto alla sostanza individuata in questo studio, le terapie sviluppate finora per riattivare p53 nei tumori non sono in grado di bloccare simultaneamente i due inibitori; inoltre una prima sperimentazione clinica, ha anche evidenziato una forte tossicità di una di queste terapie, dovuta al danneggiamento di alcuni tessuti sani”.

fonte c.s. 107/2015 del CNR del 26.11.2015

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